Un pò di storia       pg.1


Caorle - Lo stemma comunale dalle 
remotissime origini.

"Scudo ancile al cartoccio, di argento, all'angelo drappeggiato di rosso e dalle ali spiegate, posato sul castello di pietra tonicellato di tre, merlato alla guelfa, aperto e finestrato del campo, fondato su campagna di verde e con sullo sfondo fascia di mare al naturale".

Caorle

Giungendo a Caorle, ancor prima di vedere il mare lo s'intuisce costeggiando il canale dell'Orologio, simile ad una selva per l'intrigo d'alberature dei pescherecci che l'affollano in un pittoresco groviglio, tale da far credere impossibile per i navigli il potersene districare. Quotidianamente invece, il cadenzato canto dei motori accompagna l'uscita in mare di una delle più agguerrite flottiglie pescherecce dell'Adriatico o il rientro, rallegrato dal pingue, delizioso bottino.

E' quasi un rito simboleggiante la simbiosi fra Caorle e il mare.

Simbiosi iniziatasi sin dal giungere dei primi uomini in questi siti, allora isole solitarie nate dalla fusione dell'accumulo di sabbie prodotto dalle tempeste col deposito di limi dato dalle piene del Livenza.

Un ambiente di cui sono retaggio le grandi valli silenti poste a levante del paese, oltre la bocca di Falconera, valvola di sfogo del Livenza. Valli il cui paesaggio era allora comune per tutto il litorale compreso fra l'Adige e l'Isonzo, poiché la pianura veneta non si bagnava nell'Adriatico separandola dal mare un'enorme bacino lagunare ora ridotto alle lagune di Venezia, Marano, Grado e Caorle, quest'ultime forse le più suggestive per la loro natura ancor vergine.

Più leggende fantasticano sulle origini di Caorle, ma è da ritenersi che il paese sia nato attorno al 40 a.C., necessitando a Concordia, divenuta città, un porto accessibile percorrendo il pigro corso d'acqua che ne bagnava le mura: il Lemene.

Di conseguenza Caorle gravitò nell'orbita Concordiese per tutta l'epoca romana.

Col V° secolo l'astro di Roma si spense e dai remoti confini dell'impero orde di barbari dilagarono nella pianura veneta. Quelle genti però evitarono l'area lagunare temendo un ambiente a loro ignoto, sicché vi trovarono rifugio gli atterriti abitanti delle città.

La tradizione vuole che un grande esodo da Concordia sia avvenuto all'approssimarsi alla città di Attila con i suoi Unni (452): ben 3000 persone, in prevalenza donne e fanciulli, discesero il Lemene cercando riparo in Caorle dalle violenze che segnavano il suo passaggio.

Sempre secondo la tradizione, l'aumento di popolazione provocato dall'esodo portò alla creazione di un governo tribunizio iniziatosi con il tribunato di Massimino Coppo (480).

In realtà tali migrazioni erano temporanee e si mutarono in esodo definitivo solo con l'assoggettamento del Veneto ai Longobardi (568). L'evento pose Caorle nella Venezia bizantina e Concordia nel regno longobardo, separazione che segnò il completo distacco politico e religioso fra i due centri: Caorle fu retta da Tribunì ed innalzata a sede vescovile, forse già col VII secolo, benché la serie storica dei suoi vescovi si apra con il vescovo Leone (876).

In quell'epoca la città sarebbe stata cinta da mura e vi si sarebbe costruita la chiesa, dedicata all'arcangelo Michele, poi divenuta il Santuario della Madonna dell'Angelo.

Forse Caorle non prese parte alle feroci lotte per l'egemonia sulla regione lagunare che nel secolo settimo dilaniarono le città insulari, specie Eraclea e jesolo, e suggerirono la creazione del governo dogale con sede in Eraclea (697) e quindi il trasferimento dei Dogi a Malamocco (742) preludio di quello a Venezia (811). Forse per ciò, benché espugnata e saccheggiata dagli Slavi, giuntivi via mare (842), non subì quel repentino degrado che nel IX secolo spense Eraclea e jesolo. Anzi, strategicamente importante per il controllo delle foci del Livenza, del Lemene e del Tagliamento, vie acquee essenziali per ogni traffico con il Friuli, è spesso citata come uno dei maggiori centri del dogado veneziano: dal XII secolo la sua amministrazione venne perciò affidata dalla Serenissima ad un Podestà, di nomina dogale e scelto fra i patrizi ascritti al Maggior Consiglio della Repubblica.

La lealtà di Caorle fece sì che Venezia concedesse alla città numerosi privilegi che consentirono d'impostare fiorenti commerci non solo con il Friuli, ma con l'Istria e la Dalmazia; d'altro canto i caorlotti affiancarono la Serenissima nelle molte guerre ch'ebbe a sostenere nel Veneto Orientale sino all'acquisizione del Friuli (1420).

Ad una di quelle guerre è legato un singolare episodio: nel 1162, guerreggiando Venezia con Treviso ed il patriarca di Aquileia, quest'ultimo attaccò Grado, alla cui difesa volarono veneziani e caorlotti. Ciò indusse i trevigiani ad approntare delle barche con cui le loro milizie potessero raggiungere Caorle, ritenuta indifesa, e conquistarla. All'avviso, le donne di Caorle, per nulla intimorite, indossarono abiti maschili (per non essere impacciate nei movimenti) salirono su delle barche e sorpresero i trevigiani nel dedalo dei canali lagunari. Con remi e bastoni, li affrontarono come furie, ponendoli in fuga dopo averne ucciso e catturato parecchi, che esibirono come trofeo al rientro da Grado dei loro uomini.

 

 

 

ritorna pagina iniziale

successiva