Un pò di storia     pg.3

Poi fu la pace e a levante e a ponente del secolare borgo sbocciò rigogliosa la nuova Caorle: accoglienti alberghi alternati a confortevoli abitazioni allineate al sole lungo il soffice arenile sino ai naturali confini dati dalle due foci del Livenza: Falconera e Santa Margherita. Appena ieri, oltre quest'ultima, nuovi insediamenti si sono aggiunti a completare la ricettività, offrendo soggiorni alternativi a chi desideri gustare sole e mare in modo diverso: Santa Margherita, dalla darsena capace di ben 800 posti barca, ideata come un centro attrezzato per il turismo nautico, Duna Verde e Prà delle Torri, invece, per quanti sognino una vacanza in stretto contatto con la natura.

Oggi una meritata fama fa del turismo l'attività principe di Caorle, ma non è per questo tramontata l'arte della pesca, anzi tale realtà, dei cui proventi vivono non meno di 3000 persone, è divenuta uno dei supporti che caratterizzano la calda ospitalità di Caorle.

Meta d'ogni turista è il singolare porto-canale, apparentemente indirizzato verso la campagna in direzione opposta al mare, ed il vivacissimo mercato ittico. Va rilevato che la secolare esperienza marinara pone Caorle fra i mercati ove si ha l'assoluta garanzia della freschezza del pesce; infatti qui i pescherecci rientrano in porto nel primo pomeriggio, evitando così di attendere, come altrove, il mattino successivo per immettere sul mercato il pescato.

- Particolarissimo è il procedimento di vendita: ogni cassa di pesce è posta all'asta da un incaricato del Consorzio Peschereccio a cui i compratori sussurrano in un orecchio le offerte e che alla fine invita chi ha fatto l'offerta migliore a ripeterla ad alta voce per dissipare ogni dubbio di brogli. Altra singolarità è data dalla varietà del pescato, dovuta tanto ai diversi tipi di fondale a disposizione quanto ad una sorta di autocontrollo esercitato dai pescatori all'atto di preparare l'attrezzatura: ciascuno vede ciò che preparano gli altri e valuta a qual tipo di pesca dedicarsi.

Tutto ciò si traduce a tavola in saporosi risotti, in zuppe deliziose, in superbe grigliate ed in tutta una serie di piatti ugualmente stuzzicanti e genuini, ma la tradizione gastronomica va ben oltre poiché vi s'integrano succulente ricette, retaggio della cucina agreste del circondario che nei secoli ha saputo trarre dal prodotti di questa terra generosa delle vere provocazioni ai peccati di gola.

Caorle sfugge alla norma che vuole le località balneari quasi uniformi nella loro piú o meno lussuosa modernità, infatti al centro dei quasi 17 km. di soffice arenile vi è un antico abitato, unico nel suo genere per il labirinto di calli e callette dagli improvvisi slarghi dei campielli che ricordano Venezia. Insolitamente chiuso al mare da una poderosa diga, inconscio simbolo di un atavico rapporto amore-odio, l'insufficienza di spazi dell'insime d'isolotti intersecati da canali (l'ultimo, Rio Terrà, interrato di recente) ha condizionato per secoli l'espansione edilizia del borgo, arroccandolo attorno alla cattedrale ed addossando le case le une alle altre in una pittoresca, disordinata armonia.

Sposato ad un felice paesaggio il borgo costituisce già di per se un invidiabile patrimonio artistico impreziosito da vere gemme.

Suggestiva, per l'ergersi solitaria all'estremità di un piccolo promontorio, è la chiesa della Madonna dell'Angelo. Dedicata nell'ottavo secolo all'arcangelo Michele, secondo la tradizione, poco dopo accolse la statua lignea della Vergine che dei pescatori, intenti a gettar le reti, scorsero galleggiare sulle onde marine e raccolsero.

Il simulacro della Vergine non è però l'originale poiché la notte del 31 gennaio 1923 degli ignoti, penetrati nel santuario per razziarvi gli oggetti di valore, forse casualmente, nel farsi luce con i ceri, incendiarono l'abito di seta che rivestiva la statua lignea carbonizzandola.

L'interno, a una sola navata, è dominato dall'altare della Vergine sovrastato da un marmoreo arcangelo Michele del trentino Andrea dell'Aquila (XVII secolo); pregevoli all'esterno per le seicentesche statue in marmo di San Gilberto e Santa Margherita.

Pure il tempio, eroso senza posa dal mare, è un rifacimento, eseguito nel
1751 dopo una prima ricostruzione effettuata nel 1476. Vi è legato un prodigio
rievocato dall'iscrizione apposta nell'atrio accanto ad una + : «nella spaventosa
i . nondazione marina del 3 XII 1727 l'acqua era salita sino a questa crocetta senza
che una sola goccia penetrasse nel Santuario».

Originale è invece il romanico campanile-faro eretto nel XIII secolo su un basamento in pietra circondato dall'acqua. Quadrangolare, culmina in una cuspide esagonale, montata su una base pure esagonale, ma piú piccola rispetto al corpo in mattoni. L'alleggeriscono 4 lesene angolari e le 4 bifore della cella campanaria dall'arco a tutto sesto con colonnine divisorie in pietra d'Istria.

Un diverso fascino emana la maestosa cattedrale, costruita fra il 1038 e il 1070, promotore il vescovo Bono, e dedicata a San Stefano. In stile romanico/ basilicale ha 3 navate e 3 absidi: la centrale circolare all'interno e lievemente poligonale all'esterno, le laterali ricavate nello spessore dei muri senza sporgenze esterne. La facciata a salienti, tripartita, riflette la suddivisione interna col tetto a capriate spioventi. Il portale centrale, con stipiti e architrave in pietra viva, è fiancheggiato da due bassorilievi marmorei tardo bizantini raffiguranti San Guglielmo e Sant'Agatonico (XI secolo).

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